Quando c'era lui (Parte 2)

E alla fine il giorno arriva.
Il giorno della nevicata epocale in Emilia. Il giorno delle strade bloccate. Il giorno dei treni cancellati. Il giorno della partenza per andare a votare.
L'autobus non passa. Arranchi con due valigie verso il filobus, che non ti vede e non si ferma. Arrivi finalmente in stazione, ti sei fatto bene i tuoi conti e sei 10 minuti in anticipo rispetto ad uno dei pochi regionali previsti, quello delle 8:01. Colpo di scena: guasto tecnico, ritardo di 30 minuti. Non temere, c'è quello delle 8:10... in ritardo di soli diec...quind...venti minuti. Alla fine passa un solo treno alle 8:30, che si ferma, viene rimpinzato di gente e quando sono state superate le venti persone a metro quadro riparte. Sedili pieni, corridoi pieni, ingressi pieni. Freddo.


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E finalmente sei lì, nella sala d'attesa dell'alta velocità, a contare i minuti di ritardo e giocare col tabellone interattivo. Sei uscito di casa alle 6:40, sono le 14:25 e il tuo cellulare è già scarico. Ma sei ancora vivo. Il principio di assideramento ai piedi sembra superato, e puoi schiacciarti contro le pareti riscaldate della stazione. Fissi il tabellone come fossero i risultati delle corse dei cavalli, col biglietto in mano e gli occhi pieni di speranza. Puoi tollerare fino a 30 minuti di ritardo, dopodiché perdi la coincidenza ed è finita.
E 30 minuti dopo, il treno arriva.
E 5 minuti dopo, il treno parte.
E un'ora dopo, siete in ritardo di 40 minuti.
E due ore dopo, di 50.
Piacevolissimo viaggio in compagnia di un'aspirante acconciatrice delle star che ti spiega come le aziende non ti assumano perché i soldi che dovrebbero dare a te vanno agli immigrati.


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Fai presente al capotreno che stai per perdere due coincidenze. Glielo fai presente di nuovo. Ancora.
Arrivate a Napoli. Un'orda di calabresi esagitati ti butta letteralmente giù dalle scale del treno: devono correre a prendere un InterCity che li sta aspettando. Sì. L'InterCity doveva partire dieci minuti prima, si è fermato e sta aspettando loro, e loro arrancano, spingono e calpestano per raggiungere un treno fermo, che non partirà finché non sono a bordo.
Il tuo regionale, invece, è andato. Perduto per sempre. Nessun'altra coincidenza fino a domani. Due ore di autostrada ti separano da casa tua. A questo punto, devi affrontare una scelta importante: metterti in fila in assistenza, durata stimata trenta minuti, e sperare che Trenitalia finalmente te lo ripaghi questo disagio; o cercare l'autostazione più vicina e comprare il biglietto per l'ultimo bus Napoli – casa, che parte tra trenta minuti.


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Così, paghi questi dieci euro di autobus e torni a casa.

E vi risparmio la rocambolesca ricerca della fermata del bus di Trenitalia al ritorno, alle sei di mattina, in un paese deserto.

Tra queste mille peripezie, non puoi fare a meno di pensare che quando c'era lui, tutta questa sofferenza te la saresti risparmiata. Perché quando c'era lui, le elezioni manco te le sognavi.

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