di Simone Malacrida
Le tematiche riguardanti l'efficienza energetica e la sua realizzazione tramite specifiche normative sono spesso viste come un costo aggiuntivo che grava sullo sviluppo economico di una nazione. Se ciò può essere vero in un orizzonte temporaneo di breve periodo, soprattutto in avverse condizioni congiunturali, non si può affermare altrettanto se si considera un arco di tempo più prolungato. L'esempio della California è stato portato alla luce in questi giorni da uno studio dell'Università di Berkeley ed è dimostrativo che è necessario implementare una strategia economica di lungo periodo per trasformare alcuni parametri stringenti di efficienza in sviluppo duraturo. A seguito dello shock petrolifero del 1977, lo stato della California impose standard di efficienza per gli edifici e gli
elettrodomestici nettamente superiori rispetto alla media al fine di rendere i cittadini meno dipendenti dal consumo di energia elettrica.
Se questo ha comportato, nel breve periodo, perdite di posti di lavoro
ed esborsi sotto forma di finanziamenti pubblici, a distanza di 30
anni la sfida californiana è stato un successo. La spinta all'efficienza e all'innovazione ha portato alla creazione di servizi e di imprese tecnologiche che hanno dato lavoro a più di un milione e mezzo di persone (contro i "soli" 25'000 posti di lavoro persi nei primi anni dopo l'introduzione delle normative). Difatti, i risparmi dovuti alle politiche di efficienza hanno permesso ai cittadini californiani di limitare i consumi di energia elettrica traendo un diretto beneficio (una bolletta meno cara) e potendo dirottare su altre voci di spesa i soldi così economizzati, mettendo in moto altri settori commerciali. Inoltre questo risparmio energetico equivale a regime alla costruzione di 24 centrali elettriche di medie dimensioni, ognuna delle quali avrebbe comportato la combustione di non
indifferenti quantità di petrolio, gas o carbone producendo grandi
dosi di gas serra.
In Europa, un caso analogo si è registrato in Germania con lo sviluppo dell'energia solare. A seguito della crisi del 2001 dell'industria elettronica e informatica, il governo tedesco decise di riconvertire alla realizzazione di pannelli solari parte della produzione di silicio e di vari semiconduttori, introducendo di pari passo
agevolazioni fiscali e leggi federali sul risparmio energetico e sull'installazione di impianti solari in nuovi edifici. A distanza di pochi anni, la Germania è leader mondiale della ricerca e della produzione di pannelli solari, generando un'intera filiera di lavoro produttivo in questo settore. Questi due esempi fanno chiaramente
capire quale strada deve intraprendere l'Italia in questo periodo di crisi economica e finanziaria. L'Associazione Italiana per la Ricerca ha rimarcato più volte sia la
necessità di un piano energetico nazionale sia l'inevitabilità di aumentare gli investimenti in ricerca e in innovazione. Convogliare importanti risorse pubbliche nel settore dell'efficienza energetica in ambito residenziale, domestico, industriale e agevolare la creazione di imprese innovative in ambito energetico deve essere vissuto non come un'imposizione di una normativa europea, ma come un'opportunità da cogliere per sviluppare economicamente e culturalmente la nostra
società in modo sostenibile con le risorse ambientali.
sabato 15 novembre 2008
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